Le Cassandre pilotate e le Prefiche.

“Non attribuiamo i guai di Roma all’eccesso di popolazione. Quando i romani erano solo due, uno uccise l’altro”. Così Giulio Andreotti sintetizzava, da par suo, la ricerca di scuse assurde per coprire inefficienze. Così assistiamo, di questi tempi, ad una nuova strategia mediatica della comunicazione degli Enti della fiscalità, passati da falsi e pompati trionfalismi (che non reggono più) al piagnisteo. Non potendo, infatti, più coprire gli scarsi risultati, messi alla berlina persino dalla Corte dei Conti, si passa alla ricerca di scuse e di colpe sempre degli altri. La finalità è sempre una: operare pressioni, morali e non, su chi dovrebbe prendere decisioni.
Attraverso il megafono della stampa presunta competente, si piangono carenze, che dovrebbero compromettere le capacità di una macchina da guerra. Una musica- ahinoi! – sentita altre volte, fin dal 2015[3] e poi regolarmente smentita dai fatti. Una musica che ha le note gravi di pressioni indebite ed i toni cupi del ricatto velato (proprio ora che viene richiesto un surplus di incassi?!?).
Ma, in verità, le uniche carenze le possono lamentare gli impiegati dell’Agenzia delle Entrate (e non tutti), stressati, avviliti, umiliati, sottopagati e asserviti - anche mentalmente - alle logiche di un’azienda-carrozzone (che azienda non dovrebbe affatto essere!). Ad ascoltare tanti dipendenti delle Entrate sembra di risentire gli sfoghi di quei bancari di Banca Etruria che si dicevano “costretti” dalla loro Banca a vendere prodotti tossici ad ignari vecchietti e massaie.
Non può certo, invece, lamentare carenze o disinteresse l’Istituzione!
Le lamentele coprono per lo più inefficienze. Inefficienze che persino la recente vicenda della Procura milanese del dott. Greco ha, in realtà, messo in evidenza con il suo “modello Milano”, gravemente suppletivo dell’azione dell’Amministrazione.
Fino ad un paio d’anni fa s’invocava la mancanza d’autonomia, addirittura commissionando relazioni ad OCSE e FMI, indispensabile, a loro dire, per condurre una seria lotta all’evasione. E giù tutto il coro mediatico d’approvazione! Ora la maggior autonomia (leggasi, l’assenza di vincoli legali) resta sempre l’obiettivo primario, ma si passa a piangere la mancanza di risorse finanziarie e umane, che bloccherebbe gli oliati meccanismi di questa furia antifurbetti. Ma sapete quanti soldi ci costa questa Rolls Royce che va come una 500? Di soli trasferimenti pubblici a bilancio (e non sono affatto gli unici soldi che arrivano durante l’anno), dalla sua nascita l’Agenzia delle Entrate ha assorbito circa 60 miliardi di euro per la gestione ordinaria. Poi, ci sono i trasferimenti in corso d’anno, poi ci sono la Riscossione, le altre Agenzie, l’antifrode, il ramo tributario della Guardia di Finanza.
L’Agenzia ha spesso sprecato risorse in faraonici progetti, poi sottoutilizzati: emblematica su tutti la banca dati dei movimenti finanziari, costata 10 milioni, e fino ad un anno fa praticamente non utilizzata, come denunciato dalla Corte dei Conti e da noi evidenziato nell’articolo “Lo Stato condanna sé stesso per le sue inefficienze”. [4]
L’Agenzia delle Entrate, in particolare, ha raddoppiato il numero di posizioni dirigenziali (e relativi stipendi, tra l’altro triplicati per i vertici rispetto agli anni ‘90) dalle 742 unità del Ministero anni ’70, alle 1.430 unità del 2012. Essa, poi, è uno degli enti pubblici più dotati in risorse umane: è arrivata ad avere oltre 38.784 impiegati, ora naviga intorno ai 33.000 dipendenti. Sono tanti? Sono pochi? A sentire le lamentele sarebbero pochi. Non possiamo sapere quale sia il numero ideale per una vera efficace lotta al sommerso fiscale. Possiamo, però fare dei confronti. I 33.700 operano nei confronti di una popolazione di circa 60 milioni di abitanti distribuiti su 302.000 kmq. Viceversa, l’intero Dipartimento del Tesoro (quindi, non solo l’omologa IRS) statunitense ha 85.000 dipendenti a fronte di una popolazione di 330 milioni di abitanti, distribuiti su 9.834.000 kmq. E opera con ben altra efficienza! Può questo essere un raffronto sciocco nella sua elementarità, ma visto che altrettanto si fa per confrontare il numero di parlamentari, ad esempio, o le spese di alcuni organismi pubblici (Presidenza della Repubblica o Governatori regionali), sia allora concessa anche a noi questa semplificazione. C’è anche da dire: a cosa serve la costosa e ingente tecnologia introdotta se dobbiamo fare ancora i conti con qualche impiegato in più o in meno? Tutto questo grande sforzo per avere ancor oggi 110 miliardi di evasione fiscale e percentuali di sommerso sul PIL vicinissime a quelle del secolo scorso? Per avere una Riscossione, ondeggiante indebitamente fra regime pubblico e quello privato, che secondo la Relazione sul rendiconto generale dello stato della Corte dei Conti ha raggiunto livelli prossimi alla performance registrata all’inizio del decennio? Per avere livelli di corruzione, che, nonostante l’introduzione delle recenti normative e di codici di tutti i generi, non sembrano migliorati, se nel 2018 si contavano oltre 340 (ossia un numero che è quasi un terzo dei dirigenti) indagati per corruzione, abuso d'ufficio o ad altro titolo nella sola Agenzia delle Entrate?
E certo, così non s’incide sul sommerso fiscale, se ogni anno si recuperano, bene che vada, solo 5-6 miliardi d’imposte, come abbiamo ampiamente dimostrato fin dal 2011!
E infatti, secondo l’ISTAT oggi abbiamo il 13% di sommerso in relazione al PIL - il 36% secondo EURISPES – mentre il sommerso stimato in percentuale di PIL all’epoca del Ministero delle Finanze, era pari a circa l’11,4 % nel 1978 e il 15% nel 1991. L’IVA oggi evasa è stimata in circa 2,5% del PIL (40,5 miliardi nel 2016), tra il 1980 e il 1994 il gettito IVA sottratto alle casse dello Stato si aggirava tra l’1,8% e il 3,4% del PIL (“L’evasione in Italia e nei paesi OCSE: evidenze empiriche, determinanti ed effetti economici”, prof. Mauro Marè, 1996). In realtà, la lotta alla grandissima evasione è timorosa se non assente. C’è voluto il c.d. “modello Milano” per metterlo in evidenza, anche se su queste pagine da sempre sottolineavamo l’assenza totale dell’Agenzia nella lotta all’economia sommersa della malavita organizzata, alle grandi elusioni bancarie, alle grandi multinazionali, alle esterovestizioni, ai grandi potentati economici nazionali. Lamentavamo anche un triste risultato raggiunto in questi ultimi decenni a causa dei sistemi adottati e dell’impostazione dei controlli: la mancanza di conoscenza della realtà territoriale e di presidio del territorio. Ne sono corollari l’assenza di razionali previsione degli effetti collaterali ai provvedimenti adottati (le analisi preventive d’impatto), l’omissione nella basilare funzione di prevenzione e il mancato tempestivo adeguamento dell’amministrazione alle circostanze temporali: “l’evasione si consuma…”, diceva Rossella Orlandi … aveva ragione … purtroppo sotto gli occhi di chi dovrebbe impedirla! E si consuma anche la pazienza di milioni di cittadini e di imprenditori che pagano conti salatissimi al posto di chi non paga!
Roma, 22 gennaio 2020.

 
Le Cassandre pilotate...[1] Cassandra, figlia di Ecuba e di Priamo re di Troia, fu sacerdotessa nel tempio di Apollo da cui ebbe la facoltà della preveggenza, prevedendo terribili sventure.
...e le Prefiche[2] Prefica, nell’antica Roma, donna pagata per far parte di cortei funebri e intonare canti di elogio del defunto, accompagnati da grida di dolore, pianti, gesti di disperazione.
[3]

20150925_VIA_BAGNERA_Pinocchio.pdf
[4]

20180301_QUADERNO.pdf

 

ALLEGATI: 


D_20200117_Fisco_Cassandra_Macaddino.pdf


Pubblicato in data 23/01/2020

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